IN BREVE, LA STORIA DEL CIOCCOLATO CHE, DI BOCCA IN BOCCA, È ARRIVATA FINO A NOI

econdo i botanici, l’albero del cacao (al quale nel 1775 il naturalista svedese Carlo Linneo diede il nome theobroma, parola greca che significa “cibo degli dei”) cresceva spontaneo già 4000 anni prima di Cristo.

I primi a coltivarlo furono probabilmente i Maya, che lo introdussero nello Yucatan, facilitandone poi la diffusione più a sud, nell’attuale Messico.

Consideravano il cacao molto seriamente: accomunato simbolicamente al sangue, faceva spesso parte dei loro rituali. Se lo scambiavano gli sposi durante il matrimonio, come noi facciamo con le fedi, e praticavano perfino una specie di battesimo che consisteva nel segnare la testa dei bambini con un miscuglio di acqua e cacao.

Non solo: le fave di cacao erano talmente importanti da essere usate come moneta corrente.
Il primo europeo ad entrare in cottatto col cacao fu Cristoforo Colombo, nel suo ultimo viaggio verso il Nuovo Mondo (1502): si imbatté in una canoa maya carica di mercanzie, fra cui anche sacchi di fave di cacao, ma non si preoccupò certo di quei semi secchi dall’aspetto per niente invitante.

È ad Hernàn Cortés che va il merito di aver saputo conoscere questo strano alimento che il popolo azteco aveva “ereditato” dal popolo maya.
I conquistadores spagnoli, però, trovavano imbevibile quella strana sostanza amara.

In realtà non impararono mai ad apprezzare il cioccolato alla maniera indigena, ma a poco a poco cominciarono a mescolarsi e integrarsi con le popolazioni locali, abitudini alimenteri comprese. Scoprirono che mescolando il cacao con lo zucchero proveniente dalle nuove piantagioni di canna delle isole caraibiche ne usciva una bevanda decisamente buona.

Non passò molto tempo prima che i coloni importassero il cacao in Spagna, dove si diffuse molto rapidamente, prima come medicinale poi come gustosa bevanda. E con la stessa rapidità conquistò l’Europa, inizialmente destinato solo alle classi aristocratici a causa del costo elevato.

Ma a rendere il cioccolato accessibile a tutti fu la Rivoluzione Industriale: nel 1828 l’olandese Coenraad van Houten trovò un sistema per la produzione di cacao in polvere, facilmente solubile in acqua calda e soprattutto a un prezzo molto basso.

Fu così che questo cioccolato olandese soppiantò quello preesistente, granuloso e poco solubile, e invase l’Europa.

Fino alla metà dell’Ottocento il cioccolato veniva consumato sotto forma di bevanda. Fu l’inglese Joseph Fry ad inventare il cioccolato solido e la risposta dei consumatori fu immediata e più che positiva.

In seguito, l’aggiunta del latte in polvere (1879, Svizzera) rese il cioccolato ancora più accessibile ai portafogli meno pesanti e adatto anche ai palati più diffidenti.

Da allora, il favore popolare sancì la supremazia del cioccolato solido su quello liquido, convinzione che continua a crescere anche ai nostri giorni.